DUNEBUGGY

MON AMOUR

Foto della Manx originale di Bruce Meyers

 

Appena cominciarono le importazioni delle scocche da oltreoceano il fenomeno si sviluppò anche in Europa ed in particolare in Inghilterra (dove da sempre esiste una passione per l'automobile) ed Italia dove il sole e le spiagge costituivano il terreno ideale per utilizzare tali vetture. E' raro, se non impossibile trovare una Manx originale in Europa, tuttavia molte ditte si ispirarono più o meno liberamente a quel modello che a tutt'oggi appare il più riuscito ed insieme il più equilibrato nella sua originalità.

 

Ercole Zuccoli di Mandello del Lario commercializzò in piccola serie la "Empi Sposter" americana dalla linea robusta e squadrata. La vettura apparve subito particolarmente interessante trattandosi di vere e proprie dune-buggies americane, precisamente, costruite su disegni originali con meccaniche revisionate, carrozzeria aperta a 4 posti, passo 2,10 m, peso 595 kg. La vettura era comoda con una linea molto piacevole e buone prestazioni.

 

Il modello di punta dell'Automirage di Bologna era il "Mirage", una dune buggy molto simile alla Manx fornita anche con hard top o capote in tela a £. 1.430.000; a richiesta si potevano avere i cerchi larghi in lega leggera, la marmitta cromata, i fari antinebbia, il riscaldamento e la vernice madreperlata. Nel 1974 la Casa presentò due nuovi modelli denominati "Pirana" e "Moon Buggy"; la prima, specie nel frontale carenato, si ispirava molto alla Porsche 911 mentre la seconda, con i fari rettangolari e spigoli accentuati sembrava una navicella spaziale. Quest'ultima, data la particolare versatilità, fu addirittura usata come veicolo antincendio in alcuni autodromi italiani. Il costo di questi modelli era rispettivamente di £. 1.490.000 e £. 1.680.000.

 

Il marchio "All Cars", divenuta poi "Autozodiaco", di Pianoro (BO) fu protagonista di un'ampia produzione e di una lunga serie di modelli, presentata anch'essa al Salone di Torino 1969, la Buggy di questa casa bolognese era derivata dall'americana "Deserter" della DAC della quale conservava anche il nome. La linea era dunque quella delle più classiche dune buggies americane con ruote parzialmente coperte, frontale arrotondato, fari esterni, parte posteriore non carenata con motore scoperto e scarichi enormi. Numerosa la lista degli optional come cerchi ruota larghi, capote, hardtop, freni posteriori sdoppiati, impianto di riscaldamento, verniciatura madreperlata. La carrozzeria era fissata al pianale mediante 24 bulloni con un peso complessivo di 541 kg. Più tardi fu disponibile anche con meccanica nuova di fabbrica al costo variabile da £. 1.298.000 a £ 1.420.000 a seconda dei componenti, o da 3.420.000 a 1.064.000 in kit.

 

Nel 1972, quando erano state costruite già 700 Deserter, fu presentata la "Damaca", una Dune Buggy sportiva a due posti di aspetto più automobilistico, nata dal disegno di Tom Tjaarda e vagamente ispirata, specie nella parte posteriore pinnata, alla Pantera della De Tommaso, dotata di motore 1500 o 1600 cc al costo di £. 1.798.000. Altro modello sportivo della All Cars fu la "Squalo" con frontale aerodinamico simile al primo ma più sportivo e meglio rifinito al costo di £. 1.398.000. Sempre nel 1972 fu presentato il kit di trasformazione "California" per VW Maggiolino o Maggiolone, che ottenne un considerevole successo di mercato.

 

Essa consisteva nell'adattamento Custom della classica Coccinella attraverso la sostituzione di cofani e parafanghi: anteriormente la vettura si presentava con parafanghi alti, tagliati e frontale modificato con cofano più corto che incorporava anche la fanaleria; nella parte posteriore il motore era lasciato completamente scoperto con gli enormi scarichi in vista; completavano la personalizzazione i cerchi ruota larghi, la presa d'aria posteriore ed eventualmente sedili anteriori anatomici, volante sportivo e contagiri. Una lunga lista di accessori, da pagare a parte, comprendeva paraurti cromati, capote, riscaldamento, vernice madreperlata, cerchi in lega. Ultima proposta della All Cars fu la "Kirby" che aveva un pianale di specifica progettazione e meccanica Skoda 1000 e 1100: la carrozzeria era di tipo classico con un'ampia presa d'aria frontale; fu annunciato un prezzo di £. 1.300.000 con meccanica nuova. Sempre della stessa casa era interessante un ingegnoso cingolo da applicare alle ruote posteriori delle Buggy per la marcia sulla neve.

 

La carrozzeria "Momo" poi passata alla Helvetia di Rozzano (MI), è stata una delle ditte più prolifiche del settore. L'azienda di Gianpiero Moretti produceva un modello presentato al Salone di Torino del 1969 e costituito da una classica buggy americana direttamente derivata dal modello Usa Kyote come il "Deserter" o il "Mirage" con il frontale aerodinamico ed i fari incassati, mentre la parte posteriore era più classica con il propulsore semicarenato. Il veicolo era venduto al prezzo di £. 1.500.000 completo o di £. 360.000 in kit con esclusione naturalmente del telaio e del motore. Nel 1971 introdusse il "Maxi buggy", un dune buggy con cazzozzeria in vetroresina che sia nel cofano anteriore che nei fari e nei paraurti riproduceva una vettura torpedo anni trenta sul pianale del Maggiolino non accorciato; il finto radiatore anteriore era in plastica e successivamente fu sostituito con uno in metallo; la vettura, a 4 posti, era munita di paraurti e cerchi ruota cromati, il prezzo di listino era di circa £. 1.500.000 con motore revisionato e £. 450.000 in kit. L'intera produzione fu trasferita nel 1972 alla ditta Helvetia di Rozzano che continuò l'attività con il nuovo marchio "Momo Helvetia".