DUNEBUGGY

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La Manx e la nascita del fenomeno "Dune Buggy"

 

Fu Bruce F. Meyers, un costruttore californiano laureato all’Art Center School di Los Angeles nonché esperto ideatore di modelli ed utensileria in fibra di vetro per imbarcazioni, che progettò la prima vera Buggy di serie della storia: la Meyers Manx che, nell’ottobre del 1964, veniva venduta in kit al costo di circa £. 400.000. La Manx aveva i parafanghi alti ed il passo corto come la Kubelwagen mentre la linea era dell’italiana "Jolly". La sua struttura inizialmente utilizzava un telaio ed una carrozzeria originale mentre la meccanica era della Volkswagen. Nonostante le sospensioni, il motore, il cambio ed i freni fossero del Maggiolino, i costi per la costruzione in proprio specie del telaio erano alti per cui di tali vetture ne furono prodotte appena 12 dal 1964 al 1965 e nessuno di questi fu esportato. Per ridurre i costi Meyers pensò bene di utilizzare oltre al motore, anche il telaio del maggiolino raccorciandolo e così riuscì, da una iniziale produzione di appena due carrozzerie al giorno, ad arrivare ad allestire quindici corredi completi di Manx e fino a 25 kits al dì esportati in tutti il mondo.

 

Ma la domanda di Buggy fu da subito così alta che la Manx, benché venduta in 5280 esemplari dal 1965 al 1970, fu subito destinata inevitabilmente ad essere copiata integralmente da molti altri costruttori che, comprata la carrozzeria ne ricavarono modelli analoghi agli originali apportando, in taluni casi, anche interessanti modifiche personali. Avendo Bruce Meyer depositato il brevetto della sua buggy già nel febbraio 1964 lo stesso tentò una serie di azioni giudiziarie nei confronti di almeno una trentina di case colpevoli di aver imitato il vestito semplice, leggero e scollato della sua Manx dal momento che alcune di esse, come la EMPI di Riverside con la sua Sportster, già dall'anno prima commercializzavano pezzi Volkswagen da montare. Questa, in particolare, era una ditta specializzata in elaborazioni VW che, nello stesso periodo, presentò una specie di kit formato da un pianale da accorciare di 14 pollici e mezzo, una carrozzeria in vetroresina e spazio per trapiantare motori Porsche o Corvair: qualcuno fa risalire a questa la nascita ufficiale del "dune buggy". A quell'epoca la sola carrozzeria si vendeva in America a circa 160-190 mila lire mentre completa dell'intero corredo delle parti addizionali inclusi parabrezza, fanaleria, accessori e mensole varie raggiungeva il prezzo corrispondente in Italia a circa 400 mila lire. Tuttavia non mancarono coloro i quali erano disposti, spendendo ancora di più, a ricorrere a motorizzati addirittura Porsche come un famoso miliardario che ordinò una Meyer Manx con motore Porsche Carrera 6 cilindri contrapposti da 210 CV e cinque marce.

 

Alla fine degli anni 60, erano molte le ditte nordamericane che si cimentarono nella produzione di Dune Buggies oltre la BF Meyer and Company e la EMPI, tra cui si ricordano le più note come la Dearborn Automobile Company meglio nota come DAC (produttrice della famosa Deserter di poco più costosa della Manx), la Fiberfab (produttrice della Vagabond al prezzo di circa 435 mila lire, una buggy ottenuta senza accorciare il telaio VolksWagen e pertanto più grossa, a quattro posti, maggiormente adatta alla guida su strada), la Burro Company, la Sand Chariot of California. Si calcola che all'epoca in America si aggirassero circa 20.000 unità di tali vetture fatte in casa, sebbene molte senza alcun permesso di circolare, nonostante la legislazione notoriamente più permissiva d’oltre oceano. Tanti i modelli ed altrettanto numerosi i nomi con cui venivano identificati sempre evocanti distese immense di calda sabbia talvolta intraducibili: Coot (folaga), Bushwacker (abitante della boscaglia), Vagabond, Wampus Kitty, Buretta, Bushmaster (padrone della macchia), Fibrebug, Pug (cane tipo bulldog), Roadrunner (battistrada), Sandbuggy (buggy da sabbia), Kyote, Ki-O-Te, Safari, Terra-buggy (buggy da terra), Glitterburg (buggy-gemma), Baja Boot, Wallaburg (bug di servizio), Wrangler (bellicoso), Deserter, Brute, Volksrod, Sand Rover (esploratore delle sabbie), Imp, Burro, Tow'd (domato), Beetle, Dune-master (padrone delle dune), Ocelot, Claim Jumper (... saltatore), Pizaz.

 

Le dune buggies iniziarono presto a correre, per la precisione a sud del confine con il Messico, nell'aprile 1967, quando Bruce Meyer e Ted Mengels alla guida di una "Mayers' Manx" da La Paz a Tijuana impiegarono solo 34 ore e quarantacinque minuti. Anche Vic Wilson e Ted Mengels, presero il via a bordo di una dune buggy nel rally svoltosi tra Tijuana e La Paz (Penisola di California, Messico), il primo "Baja 1000" (o meglio la prima edizione del "Mexican 1000"). Alla partenza il 1 Novembre 1967 erano schierati 68 veicoli. Si laureò vincitore una dune buggy motorizzata Volkswagen costruita dalla Meyers Manx; Bruce Meyers, il costruttore, con il copilota Bill Anderson, al volante di un altro Manx, più potente, ruppero un supporto della trasmissione e furono costretti al ritiro.

 

Intanto, il mercato parallelo di Manx false minò fortemente la reputazione ed in particolare le finanze della Meyers che, nel tentativo di limitare i danni, pensò di introdurre un kit più economico. La riduzione del prezzo di questo kit, commercializzato nel 1970 col nome di Manx II, fu ottenuta grazie all’alleggerimento della scocca, all’utilizzo di batterie e gomme usate e all’adozione di una strumentazione meno ricca. Ma ciò non bastò e la fabbrica chiuse i battenti nel 1971. Alle 250 Manx II vanno aggiunte 75 vetture prodotte con differente allestimento e denominate Turista, o Resorter, e 3 modelli utilizzati ed appositamente attrezzati per il soccorso sulle spiagge.