DUNEBUGGY

MON AMOUR

Il mito "Dune Buggy" nei films e nella musica

 

Come spesso accade nella storia di un particolare modello di auto, il successo delle dune buggies fu tale che anche il cinema se ne impossessò consacrandone il fascino immortale. Nel film "L'affare Thomas Crown", la scena dell'inseguimento sulla spiaggia alla guida di una Dune Buggy costituisce ormai un documento storico. Altre pellicole americane videro in vario modo protagoniste le dune buggies e tra esse ricordiamo "The big Bounce", "Solo per i tuoi occhi", "Oh! What a carry on", "Hot of the press" e "Fit for Heros"

 

In Italia, invece, avvenne qualcosa di completamente opposto, ossia fu proprio la celluloide a contribuire al successo dell’originale prototipo, allorquando le dune bugies toccarono vette di grande popolarità nel 1974, all'indomani dell'uscita del film "Altrimenti ci arrabbiamo!". Si trattava di una co-produzione italo-spagnola girata nella periferia di Madrid. Il leggendario film, resta una delle migliori produzioni del duo Bud Spencer e Terence Hill, al secolo rispettivamente Carlo Pedersoli e Mario Girotti. Nel film essi interpretano una coppia di amici che gareggiano per vincere appunto una "pulce del deserto" da giocarsi poi a "birra e salsicce". Alla conquista del trofeo seguivano una serie di alterne vicende in cui veniva ad essere coinvolta la "dune buggy" vinta dal colore rigorosamente rosso con tettuccio giallo. Al successo del film e poi anche al boom di vendite della vettura, contribuì in modo determinante anche la canzone di punta della colonna sonora, molto orecchiabile, intitolata per l'appunto "Dune Buggy" e interpretata dalle nasali vocette degli Oliver Onions, al secolo fratelli G. & M. De Angelis. Si tratta di un brano cui contribuì in modo determinante anche la direzione e l’arrangiamento di S. Duncan Smith e M. Fondato (RCA Original Cast 1974). "Across the fields" di Dandylion, C. Pedersoli, M. Fondato, G. e M. De Angelis, costituiva il secondo brano del film, inciso sul retro del 45 giri.

 

Altri motivi si ispirarono liberamente alle dune buggies tra i quali ricordiamo: "Dune Buggy" di Big Fat Paul, "Dune Buggy Baby" di Love Jones e "I wish I had a dune buggy" di Jeff's Just Intonation.

 

Per quanto concerne specificamente la vettura protagonista del film "Altrimenti ci arrabbiamo", si trattava di una Dune Buggy assemblata dalla Puma di Roma che, agli inizi degli anni settanta s'impose in Italia come una delle ditte più apprezzate del settore. Il modello commercializzato da Adriano Gatto, riproduceva il classico "Deserter" americano ribattezzato e commercializzato col nome appunto di "Puma". Per la sua produzione fu utilizzato il pianale e la meccanica del Maggiolino Volkswagen per un costo all'epoca di £ 1.300.000 con motore revisionato o £. 440.000 in scatola di montaggio. Questa Buggy poteva essere dotata anche di tetto rigido, porte con apertura ad ala di gabbiano e perfino riscaldamento (novità assoluta per un mezzo di questo tipo). Per girare il film furono utilizzate due vetture uguali rigidamente rosse con tettuccio giallo, di cui una, per esigenza di copione andò distrutta in un rogo in seguito ad una collisione. Nel film si notano le fiancate laterali percosse da strisce bianche, che appaiono bombate e chiuse, e la parte anteriore dove è visibile subito sotto al cofano con la scritta "PUMA" un vistoso spoiler che si porta ai due lati fino a congiungersi con i parafanghi anteriori. Ambedue le vetture utilizzate non avevano il paraurti anteriore e montavano una fanaleria a dir poco eccessiva: alla coppia di fari anteriori si sommavano una coppia sul roll-bar, una sull’ampio spoiler anteriore ed un'altra ancora sulla cornice del parabrezza che curiosamente, era senza parabrezza e ciò sicuramente per necessità prettamente fotografiche allo scopo di evitare fastidiosi riflessi sui vetri. Altresì è facile avvedersi della mancanza dei tergicristalli anteriori e delle targhe di immatricolazione.

 

Accanto alle "pulci del deserto", l'azienda fondata da Adriano Gatto si dedicò anche alla semplice trasformazione Custom del Maggiolino 1200 dotandolo di parafanghi allargati in vetroresina, di cerchi da 14 pollici con pneumatici ribassati e sedili anatomici. L'elaborazione del Maggiolino prevedeva inoltre la modifica dell'avantreno per migliorare l'assetto e l'adozione della marmitta cromata tipo "California".

 

In seguito, negli anni Ottanta, la Puma passò alta costruzione di una vettura sportiva, la "GTV", sempre realizzata sul pianale del "Maggiolino" e disponibile in kit di montaggio. Dotata di carrozzeria in vetroresina e di linea particolarmente accattivante ed aereodinamica, la GTV riprendeva alcuni concetti estetici espressi da sportive del passato come la griglia sul lunotto posteriore che ricordava molto quella della Lamborghini "Miura", fari carenati, cerchioni da 14 pollici adatti ad ospitare pneumatici 205/70 ed interni particolarmente curati completi di una strumentazione di tutto rispetto (sedili anatomici, volante con corona rivestita di pelle, leva del cambio cromata). Sulla "GTV"; si accedeva sollevando l'intero hard top incernierato anteriormente che costituiva la parte superiore della carrozzeria dalla linea di cintura in su. Lunga 4.2 metri, larga 1.8 metri, alta 1.1 metri, questa coupè era una "tutto dietro" spinta dal quattro cilindri boxer raffreddato ad aria di l385 cc e di 35 CV di potenza massima installato sul "Maggiolino". Gli ultimi modelli montarono anche il "1500" da 5O CV sempre della Volkswagen. La velocità della "GTV 1300" dichiarata dal costruttore era di 150 all'ora ed il consumo di 7 litri per l00 chilometri. La ditta romana mise in vendita anche un analogo modello denominato "GTV-033". Questa sportiva, anch'essa disponibile in scatola di montaggio, era di aspetto simile alla "GTV" dalla quale differiva per i fari anteriori non carenati e per la possibilità di asportare per intero l'hard top lasciando il solo parabrezza anteriore come su una spider. Su quest'ultimo modello poteva, a richiesta, essere montato il ben più performante quattro cilindri boxer Alfa Romeo di 1186 cc rafferddato ad acqua, in grado di sviluppare 63 CV a 6000 giri che gli permetteva di raggiungere i 180 Km/h. La Puma produsse anche alcuni esemplari di una vettura con linea ispirata ad una Jeep denominata "Ranch" che, sebbene usufruisse sempre del motore VW 1385 cc, utilizzava un telaio originale di tipo tubulare al posto del solito pianale Maggiolino.

 

Per gentile concessione di vwaircooled.it